Ecco a voi il fungo tra patogeni vegetali più virulenti del secolo scorso, responsabile della grafiosi dell’olmo, malattia conosciuta anche come DED (Dutch Elm Disease). Ophiostoma ulmi ha portato a una riduzione drastica delle popolazioni di tutte le specie di olmi in Europa e Nord America, ancora oggi fragili e bisognose di una tutela costante.
Caratteristiche
Ophiostoma ulmi è un fungo ascomicete, classico esempio di patogeno fungino esotico. Questo organismo originario dell’Asia infatti, dove le specie di olmo presenti hanno sviluppato maggiore tolleranza e resistenza grazie alla convivenza prolungata, è arrivato in Europa probabilmente attraverso il mercato del legname. All’inizio del 1900 O. ulmi da il via a quella che probabilmente è ricordata come la diffusione della patologia arborea più rapida e distruttiva mai studiata prima, tanto da portare, in alcune zone d’Italia, ad una riduzione degli olmi del 50% nella prima metà del ‘900.
Filogenesi
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Morfologia delle colonie
Le colonie di questo fungo in vitro sono da bianco crema a giallo-marrone (Fig. 1), talvolta con macchie viola o marroni. Le ife sono settate e hanno un diametro di 1-6 µm. Le ife aeree sono spesso aggregate in filamenti. I conidi miceliali sono prodotti in abbondanza e spesso si aggregano in goccioline mucillaginose, germogliando in modo simile a un lievito (Fig. 2).
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Ecologia
O. ulmi utilizza come vettore insetti lignicoli, generalmente coleotteri del genere Scolytus. Questi coleotteri scavano gallerie tra il legno e la scorza che formano dei caratteristici disegni a raggiera (Fig. 3). Il fungo si diffonde attraverso le gallerie nello xilema, sfruttando le risorse della pianta ospite e indebolendo le difese immunitarie della pianta, che diventa vulnerabile anche per altri ospiti. O. ulmi è in grado di infettare anche olmi adiacenti attraverso le radici, per il fenomeno conosciuto come anastomosi radicale, una gigantesca rete sotterranea tra piante adiacenti per lo scambio di messaggi chimici e sostanze. Grazie alla sporulazione nelle gallerie scavate dall’insetto è possibile poi diffondere altrove il fungo utilizzando le generazioni successive del vettore.
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Il genoma di O. ulmi è costantemente oggetto di studi per cercare di arginarne la diffusione o la gravità d’infezione. A partire dagli anni ’60 una nuova ondata di contagi ha portato alla determinazione di una specie sorella denominata O. novo-ulmi, più aggressiva della prima, tra cui però sembra esserci una barriera riproduttiva che fortunatamente evita la produzione di ibridi tra queste due specie.
Patogenesi
L’identificazione del fungo O. ulmi in un olmo non è difficile, in quanto la pianta inizia a mostrare cospicui disseccamenti all’inizio dell’estate prima delle foglie e poi dei rami, che mostrano anelli più scuri nella parte più esterna dello xilema (Fig. 4). È possibile anche determinare la presenza delle gallerie delle specie di insetti vettori del fungo. L’isolamento in laboratorio conferma la diagnosi definitiva nel giro di una settimana.
Se la parte colpita sono solo alcuni rami di dimensioni modeste, possono essere tagliati e bruciati, cercando di salvare il resto dell’albero. Se la parte infetta è vicino alle radici o nel tronco l’unica alternativa è tagliare la pianta infetta e bruciarla per prevenire una maggiore diffusione. La prognosi vedrebbe comunque l’esemplare morire in meno di due anni, a causa delle sostanze fitotossiche prodotte dal fungo e dal sistema di difesa dell’albero stesso, che blocca l’apparato che trasporta acqua e nutrienti.
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©Lorenzo Mittempergher
Prevenzione
Nonostante il nome, Dutch Elm Disease, che deriva da primo luogo di identificazione della patologia, il luogo che detiene la popolazione di olmi più sana è proprio in Olanda.
Un tempo le piante venivano trattate con potenti dosi di antifungino, ma ora, grazie all’impegno costante dei cittadini, viene inoculato in primavera un’altra specie di fungo non patogeno che sembra stimolare le difese immunitarie delle piante e scongiurarne il contagio, unito a scrupolosi monitoraggi anche degli olmi nelle proprietà private.
Nel corso degli anni si è poi rivelato la scelta migliore selezionare cultivar resistenti al patogeno, semplicemente ristabilendo la diversità genetica che si era persa utilizzando questa pianta a scopo decorativo. Queste nuove cultivar danno la possibilità di poter rivedere finalmente gli olmi nei parchi e giardini, anche se gli imponenti esemplari storici rimarranno insostituibili ancora per molti anni.
Fonti
- https://www.cabi.org/isc/datasheet/12165
- https://planthealth2020.di.unito.it/1-la-grafiosi-dellolmo/
- “Il giro del mondo in 80 alberi”, Jonathan Drori, L’ippocampo, 2018, 24-25