Piani Urbani per la Natura

Immaginate una città dove il cemento lascia spazio a parchi rigogliosi. Una città dove il canto degli uccelli sostituisce il rumore del traffico e l’aria che si respira è fresca e pulita. Sembra un sogno ma potrebbe diventare realtà grazie ai Piani Urbani per la Natura (PUN).

Il verde che fa bene alle città

Le città, sempre più inquinate e frenetiche, mettono a dura prova la salute e il benessere psicofisico. Ecco perché è necessario incrementare le zone verdi, il cosiddetto verde urbano come parchi e giardini. Piante ed alberi, infatti, migliorano la qualità della vita:

  • purificando l’aria perché assorbono alcune sostanze inquinanti e producono ossigeno;
  • sequestrando il carbonio dall’atmosfera;
  • riducendo il rumore mediante la creazione di barriere naturali contro il rumore del traffico;
  • proteggendo il suolo grazie alle loro radici che trattengono il terreno, prevenendo frane e alluvioni;
  • rinfrescando l’ambiente e offrendo ombra durante le estati torride e contrastando l’effetto isola di calore.
  • favorendo la biodiversità perché ospitano piante e animali, contribuendo a mantenere l’equilibrio ecologico.
  • migliorando il benessere fisico e mentale offrendo spazi per il relax, lo sport e il contatto con la natura;
  • riqualificando paesaggi urbani perché abbelliscono le città migliorando il valore del territorio.

Piani Urbani per la Natura: città più verdi e più felici

I Piani Urbani per la Natura sono degli strumenti di pianificazione che permettono di valorizzare e incrementare il verde urbano in modo strategico e integrato. Si possono paragonare ad una ricetta: definiscono gli ingredienti (obiettivi) e le istruzioni (azioni) necessarie per trasformare le città in luoghi più sostenibili e vivibili.

I PUN tengono conto di diversi aspetti: dalla scelta delle piante più adatte al clima e all’ambiente urbano alla riqualificazione di aree degradate. Prendono in considerazione anche la realizzazione di tetti verdi e giardini verticali per aumentare il verde disponibile. Essenziale è il coinvolgimento dei cittadini nella progettazione e gestione del verde urbano. Sono quindi un’opportunità straordinaria per trasformare le città in luoghi più vivibili, sani e sostenibili.

Un esempio di giardini verticali in città.
Figura 1 – Un esempio di giardini verticali in città. [Fonte: Pexels.com]

Un impegno condiviso per un futuro più verde

La realizzazione di città più verdi richiede l’impegno congiunto di istituzioni, esperti e cittadini. Ad esempio, i cittadini possono contribuirvi:

  • piantando alberi nei propri giardini e adornando di piante i propri balconi;
  • utilizzando i mezzi pubblici o la bicicletta;
  • partecipando al volontariato per il verde urbano;
  • sensibilizzando la comunità.

Diverse città italiane stanno adottando i Piani Urbani per la Natura, supportati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Inoltre, sia le strategie europee che quelle nazionali per la biodiversità (al 2030) mirano a proteggere e incrementare il verde urbano.

Piani Urbani per la Natura: a che punto è l’Italia

Secondo i dati ISTAT del 2022, solo 10 dei 106 Comuni capoluogo di provincia italiani hanno approvato un Piano del verde. Tuttavia, sta crescendo l’interesse verso il verde urbano. Sempre più attenzione è data alla tutela della biodiversità, ai cambiamenti climatici, alla connessione ecologica tra aree verdi e alla partecipazione dei cittadini.

Solo 10 città italiane hanno approvato un piano urbano per la natura.
Figura 2 – Solo10 città italiane hanno approvato i Piani Urbani per la Natura. [Fonte: I Piani comunali del verde: strumenti per riportare la natura nella nostra vita?.ISPRA]

Tuttavia, sono state riscontrate anche alcune criticità come la mancanza di:

  • obiettivi chiari e misurabili;
  • indicatori di monitoraggio;
  • meccanismi di valutazione;
  • una efficace comunicazione e sensibilizzazione dei cittadini.

Questi sono tutti elementi fondamentali per il successo dei PUN.

Torino si fa bella con il Piano Strategico dell’Infrastruttura Verde

Nel 2021, Torino ha compiuto un passo fondamentale verso un futuro più verde con l’adozione del Piano Strategico dell’Infrastruttura Verde (PSIV). Questo Piano Urbano per la Natura non si limita a elencare gli interventi da attuare. Infatti, rappresenta un vero e proprio progetto per il futuro della città, un investimento per il benessere dei cittadini e la tutela dell’ambiente.

Il PSIV parte da un censimento accurato del patrimonio verde della città, sia pubblico che privato. Lo scopo è ottenere dati precisi sulla superficie verde, sul numero di alberi e sulla disponibilità di verde pubblico per abitante. Un aspetto centrale è l’analisi dell’accessibilità al verde ricreativo. Si valuta, infatti, la prossimità delle aree verdi alle abitazioni, la loro estensione e l’accessibilità per diverse categorie di persone. Un’attenzione particolare è riservata ai bambini, agli anziani e alle zone socialmente vulnerabili.

Negli ultimi anni, grande spazio è stato conquistato anche dagli orti urbani. Si tratta di spazi coltivati da cittadini e associazioni che promuovono la produzione di cibo locale e la creazione di legami sociali.

Torino ha inoltre investito nella mobilità sostenibile. Sono state realizzate piste ciclabili e sentieri collinari per incentivare uno stile di vita sano e attivo e ridurre l’inquinamento.

Un futuro più verde per le nostre città

La strada verso città più verdi, sostenibili e resilienti è ancora lunga e ricca di sfide. Sebbene le città italiane manifestino un crescente impegno verso la tutela del patrimonio naturale, molte sono le criticità da affrontare che ne limitano l’efficacia.

È necessario quindi un cambio di paradigma. I Piani del Verde urbano non si possono più considerare come strumenti volontari e non vincolanti, con un ruolo secondario nella pianificazione urbanistica.

Le aree verdi, infatti, non sono solo un elemento estetico. Piuttosto sono una risorsa fondamentale per la mitigazione dei cambiamenti climatici, la tutela della biodiversità, la salute e il benessere delle comunità. Investire nel verde significa investire nel futuro di città in cui la natura e l’uomo convivono in armonia.

Le aree verdi non sono solo un elemento estetico.
Figura 3 – Le aree verdi non sono solo un elemento estetico. [Fonte: Pexels.com]

Sono proprio le recenti sfide ambientali, come i cambiamenti climatici, l’inquinamento atmosferico, il consumo di suolo e la perdita di biodiversità, a richiedere un intervento. Lo strumento c’è, si chiama Piano del Verde urbano, ed è fondamentale per lo sviluppo sostenibile delle città del futuro. Città più verdi e resilienti. Città in cui diventano tangibili i benefici ambientali, sociali ed economici apportati dalla loro adozione.

Bibliografia:

Crediti immagini:

  • Immagine in evidenza: https://pixabay.com/it/photos/citt%C3%A0-paesaggio-urbano-vista-aerea-2655108/
  • Figura 1 : https://www.pexels.com/it-it/foto/i-grattacieli-residenziali-bosco-verticale-a-milano-21047957/
  • Figura 2 : I Piani comunali del verde: strumenti per riportare la natura nella nostra vita?– ISPRA -Quaderni Ambiente e Società. 33/2024ISBN: 978-88-448-1237-9
  • Figura 3 : https://www.pexels.com/it-it/foto/citta-case-punto-di-riferimento-skyline-18439570/

Foto dell'autore

Elisabetta Cretella

Elisabetta Cretella Dopo la laurea magistrale in Genetica e Biologia molecolare conseguita presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza e l'abilitazione alla professione di biologo, si appassiona alla divulgazione scientifica. Consegue il Master in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della Scienza presso l'Università degli studi di Ferrara e inizia a scrivere per il webmagazine 'Agenda17' del Laboratorio DOS (Design of Science) dell'Università di Ferrara. Intanto intraprende la strada dell'insegnamento. Ad oggi è docente di Matematica e Scienze presso le Scuole Secondarie di primo grado e di Scienze naturali alle Scuole Secondarie di secondo grado. Nel suo curriculum c'è anche un tirocinio svolto in un laboratorio di ricerca dell'Istituto di Biologia e Patologia molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBPM-CNR) e due pubblicazioni su riviste scientifiche peer reviewed.

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